LE FOTO DELLA SERATA DI PRESENTAZIONE
1°FEBBRAIO 2013 | PALAZZO CORDELLINA (VI)
Gorilla Sapines Editore
WUH!Avete mai provato quella gioia intima dell'isolarsi dal mondo per leggere, nascosti da qualche parte?Il libro che vi ha dato questa esperienza di sicuro non l'avrete dimenticato.Se invece non vi è mai capitato, ecco il romanzo che fa per voi: un racconto con personaggi potenti e definiti, come nei romanzi dell'ottocento. Storia di due amiche, in perenne confronto reciproco, che crescono assieme nel rione povero di Napoli, dandosi due comandi interiori diversi: una cercherà di diventare ricca col matrimonio- ma il suo temperamento geniale e ribelle ci riserverà molte sorprese; l'altra punterà tutta se stessa sulla carriera scolastica e il riscatto che viene dalla preparazione culturale, ma anche qui gli ostacoli la metteranno a dura prova. Intorno a loro le famiglie, con tutto il corredo di possibili risvolti legati a rivalità e lotte per il potere. La creazione di un paio di scarpe farà da fulcro agli eventi futuri- che arriveranno col secondo libro (Storia dell'altro cognome).Perciò, quando vedete che state arrivando alla fine, non fatevi prendere dal rimpianto: in libreria c'è già il proseguimento della storia.Qui la Ferrante- invisibile scrittrice di cui si favoleggia sull'identità- dimostra come il talento sia sempre la base di una scrittura Letteraria: questa è ottima Letteratura, pagine indimenticabili, atmosfera di dolcezza che ci accompagna per tutta la lettura.
Romanzo senz’altro avvincente e ben steso, Miserere non è, tuttavia, privo di qualche piccolo punto debole.
La ricostruzione dell’atmosfera seicentesca è in qualche caso intaccata da scelte lessicali azzardate, troppo vicine alla parlata moderna ed a concezioni e situazioni a noi contemporanee. Questo inconveniente lascia, in alcuni passi, una fastidiosa sensazione di incoerenza tra la vicenda e la sua narrazione.
Il personaggio di Alma, la protagonista, è frutto per gran parte della fantasia dell’autrice – della figlia di Virginia de Leyva e di Paolo Osio si hanno ben poche notizie storiche certe – e questo lo rende di certo più intrigante, ma in alcuni frangenti anche più artificioso: Alma presenta un carattere talvolta fin troppo deciso che attrae e trattiene intorno a sé eventi e personalità in un modo un po’ eccessivo.
Questa tendenza è comunque controbilanciata dalla presenza di numerosi flash back, che portano l’attenzione di chi legge su un piano differente da quello della narrazione degli eventi principali e spesso si focalizzano su personaggi secondari, rendendo esauriente e completa anche la loro caratterizzazione.
Un indiscusso punto di forza del romanzo è costituito dall’ambientazione: le descrizioni – tanto dei luoghi quanto delle persone e delle situazioni – sono precise ed esaurienti nella loro crudezza, realistiche e puntuali, ed hanno il grande pregio di allontanare il lettore dall’idea di un tempo post medioevale un po’ confuso per calarlo direttamente nel 1630 con tutti i suoi avvenimenti, accuratamente rievocati.
Il mix tra narrazione romanzata e riferimenti storici rende la lettura interessante e scorrevole, offrendo spunti di approfondimento e riflessione.
Il romanzo, non esente da qualche prolissità, tuttavia conquista il lettore: immagini vivide, dense, scrittura composta e di livello altissimo.
La vicenda ruota attorno al ritrovarsi di due amici dopo una separazione di 41 anni. Tra loro una verità tremenda e sfuggente, un convitato di pietra che non può essere nominato se non per allusioni. E da queste scaturiscono apparenti chiarimenti, che però spalancano ulteriori, vertiginose ipotesi di cui non si fa mai nemmeno un cenno esplicito. Un piccolo capolavoro che vuole essere minore e, forse, anche dimenticato.
Il libro Il tempo è un dio breve è stato concepito prima de La vita accanto, romanzo che presentava una situazione molto concreta di forte impatto: la nascita di una bambina particolarmente brutta in una famiglia che viene devastata dall'evento
Nel secondo romanzo già il titolo segnala che il tema trattato fa riferimento alla religiosità mistica cristiana da Agostino a Meister Eckart a San Giovanni della Croce. Tutta la tematica teologica si dipana in una storia venata da complicazioni psicologiche, che ricordano in qualche modo Piovene. Vi è una famiglia di medio-alta borghesia, con tare che danno luogo a stranezze di comportamento e casi di anaffettività quasi patologica.
La protagonista, l'io narrante, ha un figlio amato intensamente, che viene colpito da una malattia molesta ma non grave. Nasce così nella madre la consapevolezza dell'ingiustizia fondamentale del dolore degli innocenti. L'attitudine della protagonista alla dolente meditazione religiosa allarga il pensiero del "male degli innocenti" ad una dimensione storica. Il problema, importante e dibattutissimo nei secoli, si risolve in una nuova consapevolezza, quando avviene l'incontro con un pastore protestante che ha perso il figlio ed è stato abbandonato dalla moglie. Dalla coscienza di entrambi nasce una nuova visione della vita e del dolore: il senso religioso supera nell'infinito e nell'eterno l'evento umano e qui il senso del titolo si svela. La mamma pur avendo trovato una compensazione nell'amore del "pastore luterano" ha drammaticamente il desiderio di salvare dal dolore il figlio e pensa di offrire in cambio la propria vita. Il cambio purtroppo si compie, la mamma si ammala ma l'amore fa superare tutto e in un finale di fasto spirituale colle nozze ci si avvia ad una contraddittoria grande serenità. Il libro si conclude con un "pianissimo" con uno spegnersi della coscienza nella malattia santamente accettata.
La narrazione è densa di descrizioni minute e attente al comportamento delle singole persone, denunciando la piacevolezza tutta veneta dei particolari. E pure è densa di una compiaciuta complicazione spirituale che, con difficoltà, coinvolge chi non è immerso in una cultura religiosa come quella che informa il libro. .
(VA BENE CHE NON POSSIAMO NON DIRCI CRISTIANI MA QUI SI ESAGERA! n.d.r.)