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20.2.10

IL SAPORE DELLA NEVE di Monica Bianchetti


Vi propongo, intanto, la recensione di Francesco De Girolamo, perchè ho appena iniziato il libro, che ci è stato regalato dalla giovane autrice vicentina giovedì scorso. A breve la mia...
Marianna


IL SAPORE DELLA NEVE
Ed. La Serenissima
pagg.197 - €15,00

Ho letto con molto piacere l’ultimo romanzo di Monica Bianchetti. Molti sono i protagonisti della storia che racconta: la figura paterna, la figura materna, il “viaggio” e, per ultimo, ma non meno importante, la natura.”A volte”, come dice Jung, “ci vogliono due vite per compiere un’intera esistenza”; infatti, ciò che non ha fatto il padre di Vittorio, lo farà lui stesso, e quello che non è riuscita a compiere Marianne, lo porterà a compimento Elsa. Il padre di Vittorio non era riuscito a inseguire sua moglie – che, ad un certo punto del loro matrimonio, lo aveva lasciato con un figlio piccolo – per cercare di capire i motivi del suo gesto; non ne aveva avuto il coraggio o forse la voglia. Vittorio invece vuole esplorare, vuole capire, ha il coraggio di andare fino in fondo. E questo difficile viaggio, a maggior ragione, lo compie Elsa, che, diventando madre, vede affiorare dal passato un disagio che la afferra all’improvviso, e ha l’audacia di partire, o ri-partire, dalle sue origini, per comprendere quello che apparentemente è senza spiegazione. E’ un libro d’amore profondo; ma oltre ad avere amore per gli altri, i protagonisti riescono ad avere amore per se stessi, sanno regalarsi qualcosa di buono per sé, non si sentono intrappolati dal destino e quindi hanno la forza di cambiarlo. Con l’espediente narrativo della comparsa del diario di Elsa, cui, a un certo punto, ricorre, l’Autrice moltiplica i rimandi e i rapporti, riflette nello specchio una verità ulteriore, contemplando i personaggi secondo nuovi, diversi punti di vista. Elsa, decisa a intraprendere un “viaggio” difficile e necessario, andrà prima in Svezia, poi a Rimini, a Roma, e infine sul Lago di Garda, per scoprire le radici del “suo mondo”, per giungere al limite delle cose. Per Vittorio, così, tutto il presente e il passato, fittamente confuso, fino a quel momento, emergono con forza inattesa dal diario di Elsa; e, come un’eco che riverbera, la sua lettura proietterà una luce nuova anche su tutta la sua esistenza. Pur ripercorrendo le stesse tappe del viaggio di Elsa, sarà il diario che lo costringerà al coraggio dello sguardo verso ciò che avviene all’interno di sé, venendo a contatto con una dimensione “vera”, senza copertura che in qualche modo addolcisca la verità. L’amore per la moglie Elsa e la figlia Daisy, costringe Vittorio a lasciare la sua “amata montagna”, a “scendere a valle”, a fare un viaggio “nel mondo”; a lasciare la sua vita determinata da leggi e abitudini rassicuranti, con la tenace volontà di vedere quel che c’è dietro la soglia. Tutto ciò lo condurrà verso una vita più autentica, grazie al suo coraggio premiato, e, a differenza di suo padre riuscirà a dividere fino in fondo la sua vita con una donna che lo ama. Anche i personaggi minori, tutte le figure umane che, prima Elsa e poi Vittorio, incontrano durante il loro rispettivo viaggio, negli stessi luoghi, sono ben delineati, e tutti sembrano aver avuto la forza di mettersi in discussione ed il coraggio di guardare in faccia la realtà. Nel libro c’è solo una menzogna, detta e costruita nel nome dell’amore, “perché quello che non si conosce non può far male”, come pensa Marianne, nella sua tenace convinzione. E’ lei, Marianne, l’altra protagonista, rilevantissima, che resta nascosta, sospesa, e quando diventa “visibile” coglie il lettore di sorpresa: è paziente, sa aspettare, come solo le donne sanno fare, vivendo un dolore profondo, un distacco crudele, ma sa che il suo sacrificio non sarà vano. Il romanzo si legge tutto d’un fiato, con profondo pathos, grazie alla sua scrittura limpida e agile, che tende a suggerire la psicologia dei personaggi, più che a rappresentarli a tutto tondo, e la narrazione testimonia una capacità espressiva di grande modernità, rigore e profondità psicologica. Bellissima, poi, l’ambientazione: i boschi, la montagna, i grandi spazi, la neve, sono qui, più che una cornice, un vero e proprio “spazio interiore”, vivo e palpitante, di cui la stessa immagine che dà origine al titolo è efficacissima rappresentazione, di lacerante potenza poetica.

Francesco De Girolamo

4 commenti:

Anonimo ha detto...

perché ho terminato da poco la lettura di un capolavoro: "Il sapore della neve". Un romanzo magistrale, appassionante, scritto con una maestria straordinaria, rarissima, nella nostra angusta narrativa italiana. Tutti i personaggi sono "vivi", la storia è raccontata con una capacità descrittiva, profondità psicologica, meticolosità stilistica... insuperabile, (mai una frase di troppo, mai un dialogo sciatto, mai un personaggio non delineato con la dovuta essenzialità e precisione, sempre intima, palpitante).
Superbo! Non ho altre parole. Sono ancora incredulo e commosso per essermi imbattuto in un libro tanto significativo...che segnerà anche le mie scelte editoriali future. Non mi risulta che i grandi Editori abbiano ultimamente pubblicato nulla di tanto bello... Questo la dice lunga sulla loro deriva culturale...
FRanco Lamarina

Anonimo ha detto...

grazie per il libro, ho veramente gustato questa lettura, non mi era mai successo leggendo di sentire un nodo alla gola alla fine del libro, ma il tuo modo di raccontare l’amore per le persone e per la natura, mi ha molto coinvolto. chi sa amare cosi? probabilmente chi sa con naturalezza assaggiare la neve, e stupirsi ancora delle cose che lo circondano. grazie
stefano

Anonimo ha detto...

in questo libro ho scoperto pagine molto emozionanti e situazioni che mi hanno fatta riflettere e mi hanno suggerito nuove interpretazioni, non scontate, dei comportamenti delle persone….e tutto ciò è cucito con una scrittura ricca di attenzioni delicate e di dettagli poetici a cui non siamo più abituati in questi tempi.
Grazie per i momenti particolari che la lettura delle tue storie ci offre!
Cinzia.

Anonimo ha detto...

Cavoli se scrivi bene.
Alcune cose ,odori ,descrizioni di persone o paesaggi erano quasi reali. Mentre leggevo ho avuto la sensazione di viverli personalmente...altra sorpresa..
Vittorio mi piace,mi assomiglia..ho codiviso con lui la completa dedizione
per sua figlia,il suo entusiasmo nel viverla quotidianamente,..il suo amore incondizionato.Ma anche la frustazione,mai diventata disperazione,nei momenti più bui..il rispetto per suo padre.
Ho seguito il suo viaggio,fino a quell'incontro finale,con entusiasmo
In mezzo una trama coinvolgente, mai banale.
Giovanni

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